2 agosto 1980: dov’è la verità? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Gabriele Marconi   
Giovedì 29 Luglio 2010 13:41
A trent’anni dalla strage, un monologo teatrale scritto da Gabriele Marconi e un film scritto da Fernando Felli si confrontano con l’orrore della bomba alla stazione di Bologna. Nel film la strage è opera della P2 con manovalanza dei Nar. Eppure lo sceneggiatore dice: "Sono convinto che non sono stati loro".

2 AGOSTO 1980: DOV'È LA VERITÀ?

Il 2 luglio scorso, a Rieti, è andato in scena un monologo sulla strage di Bologna, dal titolo 2 agosto 1980, scritto da Gabriele Marconi e interpretato da Paolo Bussagli (che a breve diventerà un dvd). L’opera ripercorre la lunga inchiesta avviata da Area, che ipotizza il coinvolgimento nella strage del superterrorista Carlos e del suo gruppo (vedi box).

La serata è stata l’occasione d’incontro fra lo stesso Marconi e il giornalista Fernando Felli, autore della sceneggiatura di un film sulla strage (titolo provvisorio: L’amore al tempo della collera) che comincerà le riprese a settembre. La differenza di chiavi di lettura relative a quel terribile attentato ha fatto da spunto per un confronto tra i due autori. 

Riportiamo qui di seguito uno stralcio del faccia a faccia, che verrà pubblicato integralmente sul numero di Area in edicola a settembre.

Che impressione ti ha fatto il monologo?

Ti dico subito, caro Marconi, che il vostro spettacolo mi è piaciuto molto. Lo scenario che disegnate segue un percorso logico inappuntabile ed effettivamente illustra una possibilità che andrebbe approfondita a livello giudiziario.

Il tuo film invece è incentrato su tutt’altre verità e ripercorre le risultanze processuali, giusto?

Sì, infatti, ma non solo. Quello che abbiamo cercato di evidenziare è la preparazione di un colpo di Stato da parte della P2, che in quegli anni cerca di arrivare al potere seguendo una strada, diciamo così, sbrigativa.

In che senso sbrigativa?

Nel senso che Licio Gelli e compagnia varia – come chiunque desideri produrre un cambiamento politico – avevano davanti a loro due strade possibili: quella più lunga, legale, della politica che lentamente lavora per raggiungere il consenso degli elettori; e quella più breve, illegale, che secondo i disegni della P2 sembrava portare a quello che, alla fine dei giochi, possiamo chiamare senza mezzi termini un colpo di Stato. Poi c’è la storia di un gruppo di ragazzi che dalla politica di strada, piano piano passa alla lotta armata. Ripercorre le vicende del gruppo di Fioravanti e Mambro, che s’inseriscono in questo contesto di strategia della tensione.

Ma se la posizione del tuo film è quella che noi condanniamo come falsa, come mai hai apprezzato il monologo che abbiamo portato in scena?

Perché sono convinto che nessuno di noi abbia la verità in tasca, purtroppo. Quindi qualsiasi contributo a far sorgere dubbi che facciano “pensare” è il benvenuto. Il vostro spettacolo fa riflettere su una pista che sembra avere una sua logica. Come ripete Bussagli alla fine dello spettacolo, «il dubbio critico è la base di ogni conoscenza». E in questa storia di dubbi ce ne sono tanti…

Nel vostro film chi è che mette materalmente la bomba?

Una mano senza volto. Perché una mano c’è stata, ovviamente.

Quella dei Nar?

Io ho seguito le risultanze processuali, che codannano i Nar e ipotizzano un coinvolgimento della P2. Ma sugli atti giudiziari non esiste la prova definitiva che Fioravanti, Mambro e Ciavardini abbiano materialmente posto la bomba, perciò si vede solo la mano. Abbiamo fatto leggere la sceneggiatura a Paolo Bolognesi, il presidente. Ci tenevamo molto ad avere il loro appoggio. Però, quando Bolognesi ha fatto pressioni per convincerci a far vedere chiaramente che la valigia con l’esplosivo veniva lasciata nella sala d’aspetto alla stazione di Bologna da Fioravanti & C., abbiamo mantenuto il punto. Se Bolognesi ci avesse portato delle carte che assicuravano che quel giorno loro erano stati lì a mettere la bomba, allora ok, così sarebbe stato anche nella sceneggiatura. Ma quelle carte non esistono, perciò, per coerenza, visto che abbiamo seguito minuziosamente l’iter del processo, nel film la mano che mette la bomba è rimasta senza volto.

Il tuo film accusa i Nar che avrebbero messo la bomba su ordine della P2. Ma dopo aver letto tutte le carte, pensi davvero che a mettere la bomba siano stati quei tre?

Secondo me no: non sono stati loro.